fbpx

Questa di Francisco Merello é una pittura che dobbiamo osservare con attenzione, spogliandoci di certi nostri amori e certezze, si tratta, infatti, di un modo di “aggredire” le cose che, a prima vista, pare chiudersi in schemi di un figurativismo ossessivo, di esito, direi di gusto discutibile; ma se riusciamo ad ascoltare certi sugerimenti interni, ci accorgeremo che il pittore ricerca una realtá che va oltre l´apparenza, che quei colori a volte acidi a volte morbidi sono estranei ad ogni piacevolezza e ci costringono ad accettarli perché ci propongono un “modo di essere” col quale sentiamo di dovere in qualche modo dialogare.
E l´ironia. Non si puó fare a meno, credo, di accennare a questo dato che toglie al quadro ogni elemento di compiacenza e di “stranezza” per dargli l´accento di una coscienza docile ma ferma.
Guardiamo la Maternitá sullo sfondo dei ponti fiorentini: vediamo come il verde e il rosso dell´abito della donna-Madonna e il modo col quale essa tiene il bambino, e poi lo sguardo di lei e quello di lui, tutto ci fa tornare alla mente certi quadri antichi (Raafaello?) ma proprio questo ricordo ci fa sentire la distanza da quei modelli per questa vena di ironia sottile e magari ambigua che Merello scopre nel soggetto e, direi, nella tradizione iconográfica. D´altra parte c´e sempre, in queste opere, un distacco dai sentimenti del pittore, che non appaiono mai partecipanti coi loro umori, come se ci fosse un “tempo non misurabile” fra l´oggetto e il punto di partenza del pittore. E Francisco, poi, non cade mai nell íllustrativo o nella crónaca spicciola: anche in quadri come quello del “canto” fiorentino fra Via dello Sprone e Borgo S. Jacopo, lo studio dei particolari architettonici, cosi preciso, e la mostra della bottega con la donna sulla porta, non diventano cronaca; neppure, d´altra parte, irrealtá o surrealtá; si fermano, se mai, in un ´atmosfera appena sognata ma senza forzature o compiacimenti estetitici. Merello ha sopratutto una dote: quella di non inseguire furbescamente soluzioni preziose o anti-preziose; é a suo modo audace, nel senso di avere il coraggio di fare una pittura senza fascini evidenti, sonori.
Il cammino di questo pittore non sará facile, per questo suo ricalcitrare davanti agli esiti di una notevole parte della pittura contemporánea (senza tuttavia chiudersi in atteggiamenti reazionari); Francisco dovrá sempre piú addentrarsi alla scoperta degli amori piú assoluti e delle neccessitá piú vitali; il che, in términi meno retorici, significa seguire la propria ironia avvertendo acutamente i dati essenza della pittura, senza lasciarsi attrarre, che so, da simbolismi o da una aderenza troppo amorosa alla propria immaginazione.

texto : Piero Santi.
Firenze, 1985 Italia.

Mostrando 1–8 de 12 resultados