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Francisco Merello nuovo astratto-informale; nuovo? nell´espressionismo astratto di Rauchenberg da cui deriva una gran parte della attuale estrazione post transavanguardia, né informale caldo che denuncia nostalgici sguardi allo storico espressionismo e, nel contempo, inedite espressioni della pittura “informale” made in France, sono poi novitá.
Al contrario dunque, i ricorsi storici sembrano a tutta prima confermarsi e dominare su qualsivoglia innovazione. A ben guardare tuttavia, il Merello scopre altre referenze. Il suo segno ora copioso e d´improvvisazione ed ora guidato, come da una impronta e perció interessato a seguire una pista, un tracciato giá indirizzato, mentalmente studiato in ogni sua parte e certo d´ evocazione di una iconografia ormai mítica che va sotto l´etichetta di “New Dada”. Cosi in Merello gli universi referenziali si sovrappongono; de Kooning forse, certo Dubuffet, ma pure Rauchenberg, e sicurissimamente i new dada in uno spostamento continuo di visioni che provocano sempre nuove curiositá.
Taluno vedrá forse in certi grafemi l´ombra sia di Arp che di Ernst; tal altro vedrá quella di Tanguy o dell´ultimo guardatissimo Moore; né mancheranno suggerimenti verso Bacon.
Ma a conti fatti Francisco Merello tiene a distanza ogni possibile riferimento per via di quest´intreccio nient´affatto facile é decisamente originale di sperienze formali e di linguaggi cosí diseguali.
Ecco perché, allora, ho esordito parlando di “nuovo”? Si in parte é proprio per questo, ma non basta.
Il nuovo va inteso anche in chiave biográfica nel senso che Francisco Merello ha cambiato radicalmente il proprio repertorio formale. Lo conobbi che era ancorato al muralismo messicano e al surrealismo ed anche a certo iperrealismo (tanto che, mi pare di aver detto:piacerá agli iconologi).
Poi, poco a poco, le sue figure si sono disperse come se Merello venisse sempre piú sollecitato dai dettagli, dai particolari piú insignificanti, ad assumere e svolgere sempre piú compiutamente- lo si vede bene, giacché tale “processo” é tutt´ora in corso- Un duplice approfondimento: cogliere lo scarto dell´ultimo pur mínimo movimento e penetrare entro le fibre stesse di ogni forma.
Lontanissimo dal mondo formale di Giacometti, Merello si avvicina comunque al Giacometti, nel suo rapporto tanto problemático con la realtá e con il soggetto scelto (com´é noto e ampiamente documentato, nei ritratti di Giacometti, che riducono a scarafaggi, a insetti minimi che egli si portava appresso persino nella scatola dei fiammiferi: prova eclatante della incolmabile distanza e della difficoltá esistenziale che rende impraticabile la relazione artefice-modello uomo-uomo)
E questo mi provoca un referimento di diverso carattere:il referimento va al Deleuze, alla sua estetica mirata non giá al prodotto finito, ma al momento intermedio e che ha nella continua trasgressiva elaborazione formale il suo maggior interprete in Bacon.
Ebbene, Deleuze suggerisce un possibile approccio critico non privo di illuminazioni nei riguardi di questa pittura in continuo movimento, di questa pittura di Francisco Merello che sta evolvendosi, a tutta evidenza, continuamente, come testimoniano le stratificazioni di colore e di figurazione (perché vi é sempre una figuralitá anche latente in ogni intervento succesivo) che creano una sorta d´ispessimento, uno sconvolgimento della rappresentazione nel senso anche di una dinamizzazione e dunque in una dilatazione spazio-temporale. Senonché, Francisco Merello sta ancora cambiando stile, o almeno cosí a me pare, ed i futuri biografi dovranno occuparsi di queste variazioni, del nuvo Merello che apre ogni nuovo “periodo” e forse lo faranno riferendosi alla Gertrude Stein autrice d´una fortunata piccola monografia su Picasso, ovvero saccheggiando la “letteratura” stórica e i documenti come le lettere esemplari che il Barocci inviava ai suoi committenti; resta il fatto, e cioé che rispetto, a mio giudizio, egli sta aprendosi a nuove sperienze con un crescendo creativo notevolmente promettente annunciato cosí bene da questi dipinti cosi provocatori, cosí ricchi ed intensi.
Cossicché mi riservo il piaccere futuro di essere nuovamente sorpreso della pittura “in movimento” di Francisco Merello.

Texto : Rolando Bellini.
Brera, 1990 Milano

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